Kaspersky Antivirus: acquista online ma senza fattura

Anzitutto una premessa: tutto quanto segue è indipendente dalla qualità del prodotto cui si fa riferimento, prodotto che è e resta uno dei migliori sul mercato.

Nel giugno scorso, ho acquistato Kasperky Antivurs direttamente dal sito ufficiale, ritenendolo (a ragione!) uno dei migliori antivirus disponibili.
La procedura è semplice: a fronte di un esborso di appena 30 euro, è possibile ottenere 1 licenza (3 licenze con 10 euro in più) del prodotto. A transazione avvenuta (con carta di credito), viene inviata una email con il sommario dell'ordine, il link cui "puntare" per il download del software ed ovviamente il codice di attivazione.

Fin qui tutto regolare e normale. Poichè a me personalmente interessava portare in detrazione il costo per il software, ho inviato la fattura IVA ricevuta via email al mio commercialista.

Il problema, più di natura economica che tecnica, deriva dal fatto che la fattura proviene non da un'ipotetica Kaspersky Italia Srl/Spa, ma da un soggetto analogo residente in Francia.
Cosa significa? Significa che ai fini fiscali, è necessario a fine anno redigere la dichiarazione INTRASTAT, dichiarazione che l'Agenzia delle Dogane rilascia ad ogni soggetto ne abbia bisogno ed ovviamente relativa ad ogni transazione estera.

Ora, se normalmente si hanno rapporti commeciali con l'estero, la dichiarazione è normale farla e, transazione più transazione meno, non fa differenza a livello economico (eh sì, l'Agenzia delle Dogane NON emette la dichiarazione gratis!).
Ma, come nel mio caso,  se l'unica transazione è quella dell'acquisto del software in oggetto (per un movimento economico di 30 euro), pagare ben 60 euro di dichiarazione INTRASTAT ovviamente non ha senso.

Quindi, a chiunque voglia munirsi dell'antivirus suddetto, consiglio di non acquistarlo online (a meno che non serva fattura fiscale), ma di comprare la comune versione "boxata" reperibile in molti supermercati di elettronica, magari spendendo una decina di euro in più, ma risparmiando in sede fiscale con l'Agenzia delle Dogane.

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Parola d'ordine: incassare

Per la prima volta in Italia una prostituta sarà chiamata a pagare le tasse sui guadagni della sua attività.

Fin qui niente da obiettare. Senonchè la professione di prostituta è attività tassativamente vietata dalla legge, che la persegue.

La legge punisce un'altro reato, la ricettazione.

Wikipedia spiega che la ricettazione è un istituto giuridico che punisce chiunque, fuori dai casi del concorso nel reato, al fine di procurare a se od ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta, denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto.

Vale a dire che ottenere profitto da un reato commesso da altri è di per sè un reato.

Se lo Stato (che si identifica sempre più come ente estraneo all'unione di tutti i suoi cittadini) esige il pagamento di tasse derivanti da reddito da attività illecita, di per se incappa lui stesso in un reato, proprio quello citato sopra della ricettazione.

Per la cronaca, la possibilità di pretendere l'obolo fiscale anche da coloro che hanno avuto reddito da attività illecita, viene sancita dall'art.36 del decreto Bersani-Visco del 2006.
Ovvero dal recente ex-governo di sinistra, che aveva come portandiera una caccia spietata all'evasione - cosa non sbagliata, per carità - ma che, come in questo caso, si è spinta in direzioni discutibili.

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Mister Prezzi e 1 Cent per il Clima

Di cosa si tratta? Di una figura di garante per la sorveglianza dei prezzi, istituita dalla commissione Bilancio della Camera nell'ambito dell Finanziaria.

Mister Prezzi sovrintenderà quindi all'eleborazione e controllo delle informazioni ricevute dagli uffici prezzi delle Camere di Commercio.

Anzichè istituire una nuova figura e relativo entourage (che saranno da pagare), non era sufficiente potenziare, e finalmente far onore al suo nome, l'Antitrust? Ecco la risposta è no, per diversi motivi, uno dei quali il protezionismo verso le grandi aziende, che senza l'Antitrust continuano a far il buono e il brutto tempo.

Tantè che domani vedremo schiere di controllori che contesteranno il prezzo eccessivo della lattuga al banco del mercato di Peppe 'o Mercataro, oppure mettere fiscalmente a soqquadro il Panificio Stella, per presunti eccessivi ricarichi sul pane alle olive.

Ma le inc....ate rifilate dalle grandi aziende ai consumatori preseguiranno inosservate (e continueranno ad essere dolorose).

Ma la Finanziaria è molto di più di questo: i Verdi hanno infatti chiesto ed ottenuto un emendamento (ovviamente approvato) che prevede 1 centesimo di euro per ogni litro di benzina acquistato alle pompe e per ogni 6 chilowattora di energia elettrica consumata da destinare al fondo Un centesimo per il clima per finanziare la mobilità sostenibile, le fonti energetiche rinnovabili per ridurre le emissioni di anidride carbonica e contro i cambiamenti climatici.

Ovviamente c'era bisogno di tutto, tranne che di un aumento sul prezzo della benzina e sulla bolletta dell'energia elettrica.
Tra le altre cose, su quest'ultima già c'è una voce che prevede la destinazione di parte della bolletta alle energie rinnovabili.

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Tutti devono pagare le tasse

Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticanoL'ha detto oggi il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone.

Una risposta chiara alla richiesta di padron Frodi che settimane fa aveva polemizzato sul fatto che la Chiesa, attraverso le omelie della Santa Messa, non affrontava mai il discorso fiscale e sulla necessità di una sana presa di coscienza sul bisogno di onorare le tasse da parte di tutti i cittadini.

Bertone aggiunge "è un nostro dovere (pagare le tasse) che va osservato secondo leggi giuste".

Come quella legge che prevede che tutti gli immobili commerciali (ovvero qualsiasi immobile, quelli di culto compresi) di proprietà della Chiesa sul territorio italiano siano esenti dal pagamento dell'ICI. Che a tutti gli effetti è una tassa.

Caro Tarci, modifichiamo la tua dichiarazione in "tutti devono pagare le tasse, salvo diversamente previsto".

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Bonus Maroni: la sinistra lo eliminerā

Bonus MaroniCosa sia, a cosa serva e cosa ne sarà, lo spiega bene Pietro Calabrese nel'editoriale del settimanale Panorama.

Il bonus Maroni è un meccanismo che consente a certe categorie di lavoratori di beneficiare di un aumento dello stipendio del 33%.

Detta così, la cosa sarebbe una news sconcertane. In realtà tale meccanismo si applica a coloro che, raggiunta l'età pensionabile e il numero di contributi richiesti, qualora decidessero di continuare la vita lavorativa, hanno la possibilità di continuare a versare i contributi previdenziali, oppure usufruire della stessa somma in aggiunta allo stipendio mensile (andando domani in pensione con un assegno mensile più basso).

Ci si chiede, ma un simil sistema, quanto costa? Assolutamente nulla. Nulla allo Stato, nulla agli altri contribuenti, nulla alle imprese e ancora nulla agli istituti di previdenza sociale.

La logica a questo punto consiglierebbe di mantenere tale sistema a beneficio di quella fascia di reddito (medio-alta), che mensilmente intasca uno stipendio di almeno 2.000 euro circa.

Ma dall'altra parte (a sinistra) un tale strumento gratuito non piace. Così a fine anno con ogni probabilità verrà cancellato, scontentando di fatto circa 90.000 lavoratori che ne hanno beneficiato fino ad oggi.

Continua quindi la lotta della sinistra verso coloro che hanno un reddito superiore ai tanto amati operai delle catene di montaggio, ai quali comunque ancora non hanno riconosciuto vantaggi o "bonus" in nessun senso. Insomma tolgo ai ricchi... che diventano poveri e vanno ad aggiungersi ai già poveri. Una figura di Robin Hood rivista e più moderna.

In ultima analisi, l'editorialista di Panorama, rileva come questa abolizione del bonus Maroni probabilmente contribuirà negativamente sui futuri consensi elettorali del centro-sinistra (se vi togliessero il 33% dello stipendio sareste felici?).

Ma si sà, Maroni fa parte della coalizione dell'odiato Cavaliere, quindi...

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E io pago!

Andamento titolo Enel in borsa - Versione annualeInizio di settimana con incazzatura bestiale (a fine post un briciolo di questa è venuta anche a voi).

Leggo (e riporto doverosamente) su un noto settimanale che lo Stato non paga. Fin qui nessuna novità. A farne le spese direttamente è l'Enel (e indirettamente noi poveracci del popolino).

Nei confronti dell'Enel, l'Amministrazione Pubblica ha un debito consolidato (!) di ben 185 milioni di euro. Vi sono enti (statali) che conservano un debito da anni: si va dai 7 anni per l'Agenzia delle entrate con un debito di oltre 1 milione di euro, ai quasi 30 anni degli acquedotti della Regione Campania, con un debito di 9,5 milioni di euro.

Intervistato, l'amministratore delegato Enel, Fulvio Conti, si è detto non preoccupato in quanto "le cifre in ballo sono una goccia rispetto al nostro giro d'affari".

Ognuno di voi è libero di ribattere a questa affermazione, io per motivi di ipotetica querela, evito di scrivere l'enorme quantità di sostantivi poco positivi che mi stanno ronzando nella testa.

Detto questo, un po' di numeri... volevo dire un po' di debiti:

Debitore Debito in milioni di euro
Enti Locali 90,7
Altri Enti 49,3
Ministero dell'Interno 20,3
Ministero Economia e Finanze 6,9
Ministero Infrastrutture e Trasporti 5,9
Ministero della Giustizia 5,1
Ministero della Difesa 2
Ministero del Lavoro 1,5
Ministero dei Beni e Attività Culturali 1,2
Ministero Politiche Agricole 1,5
   
Cristian (che sarei io) 0 (altrimenti mi tagliano i fili)

Ma alla fine non è che tutti questi crediti Enel vengono compensati con un piccolo aumento sulla bolletta del povero cittadino scemo?

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Quanto guadagnano i politici

Dichiarazione dei redditiDi seguito una lista dei redditi imponibili riferiti all'anno 2005 dei leaders di partito italiani:

 

 

Nome Reddito in €
Silvio Berlusconi 28.033.122
Francesco Nucara 289.255 
Pier Ferdinando Casini 214.787 
Gianfranco Fini 200.677
Roberto Maroni 195.701
Lorenzo Cesa 192.453
Antonio Di Pietro 187.716
Fausto Bertinotti 187.650
Massimo D'Alema 174.078
Alfonso Pecoraro Scanio 168.780
Oliviero Diliberto 138.437
Piero Fassino 135.104
Enrico Boselli 134.040
Francesco Rutelli 132.500
Franco Giordano 129.569
Romano Prodi 89.514

fonte Il Sole 24 Ore

Io mi chiedo come il Presidente del Consiglio possa dichiarare una cifra lorda così irrisoria (è anche vero che al tempo Presidente del Consiglio ancora non lo era).

Così come sono sbalordito dal reddito netto di questi due signori: Cesare Damiano con 44mila euro e Paolo Ferrero  con 17.500 euro. Quest'ultimo guadagna quasi come un operaio medio.

Ora capisco perchè lor signori fanno di tutto (e hanno fatto di tutto!) per tenersi stretta la sedia di comandante. A fare il padrone del vapore si guadagna di più.

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W la puntualitā

Agenzia delle EntrateI governi si rinnovano, il fisco no. Almeno per quanto riguarda vizi consolidati. Uno su tutti, l'enorme differenza temporale tra il pretendere il debito e il mettere a disposizione il credito.

Di cosa parlo? Della cattiva abitudine oramai acquisita e consolidata secondo la quale l'Agenzia delle Entrate esige con precisione il versamento delle tasse da parte del cittadino, ma cronicamente dimentica di riconoscere l'eventuale credito al cittadino, se non dopo svariati anni(!).

Il ritardo nei rimborsi si fa tanto più enorme quanto più alta è la somma da restituire al cittadino. La montagna di credito che il fisco deve restituire si è recentemente alzata in seguito alla sentenza dell'Unione Europea sulla deducibilità dell'IVA per le auto aziendali.

Ovviamente in questo scenario a patire sono i creditori, ma non tutti allo stesso modo: c'è che patisce pesantemente, chi tutto sommato riesce a sopravvivere e chi invece addirittura trae vantaggio.

Neanche a dirlo all'ultima categoria appartengono le banche, che si fanno carico volentieri dei diritti ai rimborsi dei contribuenti. Le banche attendono pazienti il momento della restituzione del capitale, rivalutato nel frattempo grazie agli interessi legali.

Il fisco stesso (quindi lo Stato) ha tutto l'interesse a prolungare i tempi di restituzione dei capitali. Così facendo è come se costringesse i contribuenti a prestargli dei dindini.

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