La catena dei 5 libri
In risposta alle richieste di Laura Costantini e Parolibero circa la pubblicazione dei 5 libri più importanti della propria vita, pubblico di seguito le mie scelte:
- Stephen King, Pet Sematary: è stato il primo libro che ho letto "da grande", avevo già 19 anni;
- Stephen King, L'ombra dello Scorpione: letto subito dopo Le notti di Salem dello stesso autore, del quale in seguito ho lessi altro;
- David Baldacci Ford, Il Biglietto Vincente: prima lessi Il Potere Assoluto dello stesso autore;
- John Grisham, Il Momento di Uccidere: ho letto anche L'uomo della Pioggia e La Giuria;
- Clive Cussler, L'Oro dell'Inca: di questo autore ho letto praticamente tutti i romanzi con il personaggio Dirk Pitt.
In realtà tra i primi due titoli sopra e gli altri vi è un buco temporale enorme, in cui ho letto libri di Frederick Forsyth (Il Giorno dello Sciacallo, Dossier Odessa) e di Ken Follett (La Cruna dell'ago, Triplo, Il Codice Rebecca, Il Terzo Gemello) e di altri autori che sinceramente non ricordo più.
Purtroppo è da un paio di anni che non leggo più romanzi per mancanza di tempo (colpa del maledetto PC!), solo libri di informatica: ASP 3.0, ASP.NET, Commercio Elettronico con ASP, Learning PHP5.
Di norma a questo punto dovrei girare la catena dei 5 libri a chi legge il post, ma siccome non amo questo genere di passaggi di consegna, mi fermo qui.

















Commenti
- #1
- Postato da: angela
- il: 27/04/2007 16:35:02
Uhm e te ne verrà una grande sciagura ehehe- #2
- Postato da: Camelot Destra Ideale
- il: 27/04/2007 19:46:25
Il mio primo libro, invece, è stato "L'amico ritrovato"..- #3
- Postato da: phoebe
- il: 28/04/2007 02:10:49
Ti posso dire una cosa sincera? Hai molto da camminare in campo "libresco"!!!!!! Se vuoi, posso darti ottimi consigli, un pochino meno "commerciali" e sicuramente più interessanti!- #4
- Postato da: FulviaLeopardi
- il: 28/04/2007 09:45:48
Stephen King, Agatha Christie, Dostovskij, Steinbek...madòòò solo cinque?- #5
- Postato da: ninjasei
- il: 28/04/2007 09:51:06
@phoebe: sono quelli "commerciali" che mi piacciono. Grazie comunque di eventuali consigli.- #6
- Postato da: Christian
- il: 28/04/2007 13:36:38
Un libro che mi è piaciuto parecchio - sebbene scritto da un personaggio molto molto distante dalla mia visione della politica - è PIOMBO di Duccio Cimatti. Distante ma sincero. Scritto in una maniera buffa (praticamente la punteggiatura te la devi immaginare!), scorre velocissimo e si fa leggere anche in un paio d'ore. Il mio libro preferito proprio non saprei indicarlo. Posso citarne un paio: NICHOLAS NICKELBY di Dickens e L'UOMO CHE CREDEVA DI NON AVERE PIU' TEMPO di Guillame Musso.- #7
- Postato da: Laura Costantini
- il: 28/04/2007 17:32:59
Non ho niente contro i libri commerciali. Sono una fautrice della lettura libera e, tra l'altro, adoro Stephen King, Ken Follet, Michael Connelly, Dean Koontz e altri compreso il vituperato Dan Brown, passando per il nostro Faletti. Però... Dirk Pitt è un personaggio che non sono riuscita ad apprezzare, nonostante abbia letto un paio di libri di Cussler. Uno che è svenuto, in una cabina di una nave e una donna, appena sopravvissuta ad una serie incredibile di peripezie, si perde nella contemplazione del suo rigoglioso pelo pubico (perché è svenuto nudo, of course!), beh... è quanto meno poco credibile. Comunque condivido le altre tue scelte mentre non condivido la decisione (almeno tale appare) di preferire testi "commerciali". Posso consigliarti "New York 1920 - il primo attentato a Wall Street" (che è mio e di Lory) e "Mistero Etrusco" di Paolo Ferrucci? Sono assolutamente godibili, scorrono bene, sono scritti da italiani per italiani ma hanno un afflato di narrativa internazionale (nel senso di facilità di lettura per chi ama l'azione e l'avventura). Insomma, se poco poco allarghi gli orizzonti, farai delle belle scoperte.Aggiungo la saga del Longobardo di Marco Salvador.
Laura
- #8
- Postato da: ninjasei
- il: 28/04/2007 20:16:51
@Laura: invece ti posso dire che a me l'atteggiamento che ha Dirk Pitt nei momenti più tragici, piace parecchio. Riesce a sdrammatizzare con la battuta il contesto terribile in cui si trova sul momento.Cosa significa libri scritti "da italiani per gli italiani"? Non capisco, o meglio percepisco una lieve polemica verso autori non italiani. Boh.
- #9
- Postato da: Laura Costantini
- il: 30/04/2007 09:05:34
Cosa significa libri scritti "da italiani per gli italiani"? Non capisco, o meglio percepisco una lieve polemica verso autori non italiani. Boh.Non è una polemica. Se dai un'occhiata ai miei cinque libri, troverai che sono tutti di autori anglosassoni. Ma credo sia giusto dare spazio anche gli autori italiani che scrivono conoscendo l'Italia e chi ci abita. Te lo dice una che ha pubblicato un libro ambientato a New York. Ma dei protagonisti, due su quattro sono italiani e di Italia si parla molto. Non c'è niente di male nel riconoscersi in quanto italiani, nel ritrovarsi in un romanzo o in un film. Questo volevo dire. Quanto a Dirk Pitt: forse sono influenzata da una certa tendenza al realismo, ma il mio mestiere di giornalista mi ha portata spesso a intervistare persone che si sono trovate in frangenti drammatici e, te lo posso assicurare, nessuno di loro ha mai avuto voglia di sdrammatizzare con una battuta mentre stava rischiando la pelle.
Sai la cosa che mi ha colpita di più della vicenda di Quattrocchi? L'idea che mentre stava per essere ucciso abbia detto "adesso vi faccio vedere come muore un italiano". Ecco, quella frase mi ha dato il senso della vicenda e la conferma che Quattrocchi non era chi ci dicono fosse. Perché una persona come posso essere io, in quel momento non avrebbe detto la frase storica, si sarebbe limitata a farsela sotto indignitosamente.
Che c'entra con Dirk Pitt? Niente, però la "frase storica" o la "battuta" è una sovrastruttura, un aggiunta, un qualcosa che non fa parter del quotidiano. Neanche tra noi romani che, per le battute salaci, siamo famosi. Forse invece fa parte del vissuto dei romanzieri americani, dei valorosi marines e di qualcuno come Quattrocchi che aveva un'idea piuttosto alta della missione che era chiamato a compiere.
Anche per questo è valido il concetto di libri scritti da italiani per italiani.
Laura
p.s. che palle 'sti caratteri da inserire!
- #10
- Postato da: ninjasei
- il: 30/04/2007 09:50:52
@Laura: può essere che il non amare troppo l'Italia (quasi per niente) influenzi un po' me?Quanto a Dirk Pitt, santo dio, stiamo parlando di un romanzo di avventura, paragonabile alla saga di Fleming, oppure alla catena pressochè interminabile di supereroi dei fumetti. E' ovvio che il personaggio alla fine vinca sempre, così come è ovvio che certi comportamenti siano "diversi" da ciò che il contesto invece richiederebbe.
Perdonami se lo dico, ma realismo e giornalista sono due cose spesso (troppo spesso e me ne dispiace) inversamente proporzionali, più si è realista e meno si è giornalista. E viceversa.
I caratteri da inserire? Non ci credo che ti causano così tanto stress.
- #11
- Postato da: Laura
- il: 30/04/2007 15:40:20
Perdonami se lo dico, ma realismo e giornalista sono due cose spesso (troppo spesso e me ne dispiace) inversamente proporzionali, più si è realista e meno si è giornalista. E viceversa.Avevo scritto un bel commento. Me lo sono perso a causa della sequenza di letterine quindi adesso ti becchi un telegramma che comincia con: che ansia 'ste letterine e finisce con...
non voglio difendere la categoria dei giornalisti né l'Italia. Trovo che entrambe, pur con i loro limiti, non ne abbiano bisogno. Ma se ti dico che io sono realista e pure giornalista, mi sa che devi crederci. A meno che non mi provi, articoli alla mano, il contrario.
Laura
- #12
- Postato da: ninjasei
- il: 30/04/2007 16:26:01
@laura: ciò che intendevo (non offendere nessuno in primis) è che se fai giornalismo, significa che lavori per qualche rivista, quotidiano, giornale. Di conseguenza le notizie che dai sono per forza di cose "confezionate" e talvolta (spesso?) a misura di lettore.Se poi la testata gionalistica per cui lavori è politicamente schierata, culturalmente indirizzata, socialmente monopartisan, a maggior ragione la notizia è "condizionata" a monte da una politica aziendale.
Non penso di inventarmi delle cose nuove affermando quanto sopra.
Ecco perchè il realismo nudo e crudo cozza con il mestiere di giornalista: non puoi permetterti di dire ciò che vuoi, dipendi da qualcuno.
Internet, luogo ove non esiste la censura e le parole sono libere di viaggiare senza controllo, è infatti un ostacolo al tradizionale media (giornali, TV, ecc...) e non viene visto in questo contesto come alleato. Non a caso, in TV soprattutto, di internet si fa pochissima menzione (pubblicità Fastweb e compagnia cantante a parte).
Quanto alle letterine, devi fare attenzione alla domanda che ti viene fatta immediatamente sotto al codice di controllo: a volte ti chiede la sequenza, altre di inserire due caratteri, altre ancora di inserire il colore di un singolo carattere.
- #13
- Postato da: laura
- il: 30/04/2007 17:30:38
Carissimo Cristian,credo che dopo la tua risposta, urga un post sul mestiere di giornalista (l'ennesimo a ben guardare) e sul perché questa categoria scateni, soprattutto nel mondo dei blog, una vera e propria caccia alle streghe. Oggi non sei il solo ad avermi dato della "falsa" (poco realista è la stessa cosa, fidati). Lo ha fatto un altro blogger, ventenne, di Chieti, tale Cigolino che si è messo ad insultarmi per di più sui commenti di un blog che non era il mio. Qual è il problema?
Me lo chiederò (e forse mi darò una risposta, come Marzullo) sul mio blog. Ma ti assicuro che qualsiasi giornalista con un minimo di coscienza professionale riesce a dire la verità, anche scrivendo per un giornale schierato. La coscienza non si vende, checché te ne abbiano detto. E vorrei ricordare che ci sono giornalisti che hanno dato la vita per questo (non è il mio caso, per fortuna).
Laura
- #14
- Postato da: ninjasei
- il: 30/04/2007 18:53:18
Laura, lungi da me l'averti dato della falsa, non mi permetterei mai, anche ti conoscessi da sempre.Mi sono permesso di affermare che essendo a libro paga di qualcuno, il giornalista (come l'operaio, l'impiegato e qualsiasi altro lavoratore dipendente, ma anche imprenditore) deve per forza stare alle regole aziendali, fintanto che queste siano accettabili umanamente e logicamente.
Certo che il giornalista la dice la verità, mai detto il contrario. A volte però evita di dire. Che non è paragonabile all'essere falsi.
- #15
- Postato da: laura
- il: 30/04/2007 19:52:12
Direi che ora va meglio...Senza rancore.
Però in cambio adesso ti becchi il giochino del se fossi nel quale sei stato chiamato in causa.
Laura
- #16
- Postato da: Diego D
- il: 02/05/2007 13:04:03
Tranne King, gli altri non li ho letti... ricordo che quando finii di leggere IT, nonostante fossero 1000 pagine mi dispiacque che era già finitoCiao D
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