Made in China. Purtroppo
Tempo fa scrissi un post molto simile a quello che mi accingo a scrivere ora e per certi versi integrabile al 100%.
Il caso Mattel, con il ritiro di alcuni suoi giocattoli colorati con vernici al piombo, ha fatto discutere su un tema che personalmente (e non potrebbe essere diversamente) affronto da parecchio tempo: fiducia nel Made In China?
Alla domanda rispondo no.
Negli ultimi 25 anni, il mondo occidentale (e capitalista) ha puntato sempre più nella direzione del Sol Levante per quanto riguarda la produzione di qualsiasi cosa. La politica dei prezzi irrisori ha spinto imprenditori (dapprima i grandi colossi, seguiti poi da aziende meno importanti) a spostare le loro produzioni in Cina, dove godono di manodopera infinita (e quasi gratuita), un sistema di controlli quasi inesistente (ma corrotto), un'apertura del vecchio regime comunista cinese che ha favorito ambienti ideali.
La struttura produttiva si basa sul principio della terziarizzazione, dove un'infinità di imprese si occupa solo ed esclusivamente della produzione di singoli particolari, che andranno poi a formare il prodotto finito. Questo giova al sistema mercato globale in quanto consente di avere volumi produttvi enormi nei momenti di maggior domanda e pochi problemi di gestione nei momenti di scarsa domanda (chiedendo ai terzisti di pazientare e di arrangiarsi nel mentre... stessa politica seguita negli anni 80 e 90 dalla nostrana FIAT con i suoi fornitori italiani!).
Di questo sistema Made in China ne usufruisce in maniera pesante (oserei dire assoluta) il mercato USA, dove il ceto medio considera fondamentale il prezzo a scapito della qualità. E che la qualità Made in China sia obiettivamente inferiore e molto spesso scadente è innegabile.
Per meglio comprendere come il mondo occidentale sia oramai semi-dipendente dalla Cina, una gionalista statunitense, Sara Bongiorni (non fatevi ingannare dal nome), ha imposto a se stessa e a tutta la sua famiglia, una sorta di boicottagio dei prodotti cinesi per un anno intero. I problemi riscontrati per l'approvvigionamento di qualsiasi cosa, a patto che non fosse Made in China, sono stati molti e hanno indotto la scrittrice a fare (parzialmente) marcia indietro, verso un uso più oculato dei prodotti cinesi, in luogo di una totale... astinenza.
E l'Italia? Il bel paese (per fortuna) mantiene una cultura generalizzata e predominante del bello, del qualitativamente valido, a scapito del "prezzo ridicolo", da molti ritenuto (a ragione) sinonimo di scarsissima qualità.
Ciò non significa che da noi il Made in China non esista. Esiste eccome, in tutti i settori, ma spesso le aziende italiane che producono in terra cinese hanno maggior riguardo alla qualità dei loro prodotti, ai materiali con cui vengono confezionati, alla cura qualitativa finale.

















Commenti
- #1
- Postato da: Mavero
- il: 28/08/2007 09:52:53
Diamine, hai detto cose sacrosante, purtroppo però è un mercato che tende sempre più a dominare ... in modo a tratti preoccupante.- #2
- Postato da: Laura Costantini
- il: 02/09/2007 15:42:37
E' tutto vero, ma a noi ci salverà l'amore per le cose belle. E sfido chiunque a dire che quelle prodotte in Cina lo siano.Laura
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